logo-mini

Condividilo con i tuoi amici!

2014-03-15/16 Impresa di pattuglia

Per chi non lo sapesse l’impresa di ptg è una vera e propria impresa per i ragazzi. Infatti i ragazzi devono pensare ed organizzare un’uscita scout, farla tra di loro seguendo la preparazione che hanno fatto, e poi verificarla. Ovviamente i ragazzi non sono lasciati a loro stessi e oltre a dividersi i ruoli tra di loro (chi trova la casa, chi il mangiare, chi le attività, …) ci sono sempre i capi che gli possono dare qualche valido consiglio per fare del loro meglio. La nostra considerazione (dei capi) è che tutte e tre le pattuglie sono riuscite nell’impresa, hanno dimostrato le loro super capacità e sono riusciti sia a divertirsi che a comunque fare qualcosa di buono. L’impresa di pattuglia è un chiaro esempio di come si vuole partecipare agli scout e se ci si crede davvero: nella verifica post-impresa infatti ogni ragazzo ha potuto confrontarsi e congratulandosi con gli altri, ma anche dando e ricevendo dei validi consigli grazie a buone critiche costruttive.

Abbiamo capito che insieme ce la si può fare e che un grande problema da soli può diventare un piccolo problema se lo si fa insieme.Abbiamo capito che se ci impegniamo possiamo ottenere molte soddisfazioni e che se seguiamo queste poche regole, il divertimento è assicurato..Abbiamo capito che non ci sono problemi, ma solo soluzioni!!

Ma andiamo al sodo del discorso..andiamo alle presentazioni!! Complimenti ancora per il vostro impegno! 🙂

Le nostre super ptg:
-> PTG KOALA
-> PTG PANTERE
-> PTG CONDOR

Ptg Koala!

Torna su

Ciao a tutti, sono Camilla della Ptg Koala, in questo articolo parlerò dell’impresa di pattuglia svoltasi da sabato 15 a domenica 16 marzo. Per chi non lo sapesse l’impresa di Pattuglia è -come suggerisce il nome- una vera e propria missione che gli stessi membri di una Ptg decidono di affrontare con l’aiuto di un programma preciso e studiato a tavolino e la stretta supervisione del Capo Reparto. Consiste nel decidere una destinazione nella quale svolgere un’attività che può servire ad ottenere una capacità o semplicemente a rafforzare il legame tra i membri della Ptg; attorno a questo si stabiliscono orari, luoghi e trasporti. L’unica sostanziale differenza tra un’impresa e una normale uscita è che nella prima ogni decisione viene presa di comune accordo tra esploratori e Capo Reparto e che durante tutta la durata: dall’andata al ritorno, i ragazzi a loro rischio e pericolo, devono cavarsela da soli.

Nota: Racconterò i fatti accaduti dal mio punto di vista, spero di descrivere uno scenario che sia famigliare anche alle mie pattugliotte anche se le emozioni, i pensieri e i ricordi sono per ogni persona diversi.

Sabato, nel primo pomeriggio ci incontrammo davanti alla sede, per raggiungere da li la fermata dell’autobus, appena arrivata trovai Elena ad aspettarmi, io ero nervosa e un po’ preoccupata per la trama fitta e articolata di orari e scambi dell’autobus che mi vorticavano in testa , lei al contrario aveva un’aria fresca e pronta per una nuova avventura. All’interno della sede c’erano alcune cose di cui avevamo bisogno per l’impresa, avevo calcolato che nell’attesa di tutte le ragazze avrei recuperato il necessario e poi saremmo state pronte a partire, solo non mi ero preoccupata di accertarmi che la sede fosse o meno aperta a quell’ora.

Naturalmente la trovammo chiusa. Ed eccola: la prima difficoltà della giornata.

Per non trovarmi impreparata, la sera prima avevo pensato ad ogni situazione scomoda che sarebbe potuta accadere, una porta chiusa a chiave non era nulla. Per non so quale fortuita coincidenza scoprimmo una finestra aperta che Elena usò per intrufolarsi nella stanza, mentre io speravo che il cartello “Zona Videosorvegliata” non valesse per chi indossava il foulard. Nel frattempo arrivò Margherita e grazie al padre di Martina che ci diede un passaggio fino alla fermata, prendemmo la corriera senza problemi. (Questo non vuol dire che eravamo in ritardo, per precisare.) Una cosa era fatta, a quel punto ci aspettava circa un’ora di viaggio, nonostante questo non riuscii a rilassarmi del tutto. Guardavo lo schema degli orari e delle fermate, poi con google maps calcolavo il tempo che mancava alla destinazione, tutto mi sembrava terribilmente complicato, speravo solo che non ci fossero altri intoppi. La Pattuglia era di una strana euforia che un po’ mi rassicurava, ma allo stesso tempo ai miei occhi metteva in dubbio il loro stato di lucidità, che in una prossima (ipotetica) difficoltà si sarebbe rivelato utile.

Una volta scese a Gallio, io e Martina andammo alla ricerca del bar dove avremmo preso le chiavi del rifugio, con solo un nome e un indirizzo, non essendo pratiche del luogo cominciammo a chiedere informazioni e con facilità trovammo il locale.

Non avendo mai affittato un rifugio non avevo idea di come si svolgesse la burocrazia e devo dire che quando Diego mi disse che avremmo preso le chiavi in un bar sono rimasta stupita.

Nella mia mente il bar aveva assunto un’aria inquietante, immaginavo un vecchio saloon con le porte cigolanti e la puzza di birra, io e la Marty, un po’ terrorizzate, avremmo chiesto della persona che doveva darci le chiavi e un tipo con tanto di cappello da cowboy e sigaro si sarebbe alzato dal suo sgabello al bancone e con uno sguardo truce avrebbe chiesto :”Chi mi cerca?”.

Non fu niente di lontanamente simile, infatti gli stessi proprietari del bar, furono chiari e gentili nello spiegarci come procedere, il bancone forniva un delizioso assortimento di pasticcini e non c’era traccia di particolari che ricordassero, anche in minima parte, il Far West, per fortuna.

Una volta ottenute le chiavi riprendemmo l’autobus fino all’areoporto di Asiago, ovvero la distesa più o meno asfaltata rinchiusa tra un paio di recinzioni, della quale fino a qualche tempo prima ignoravamo tutte l’esistenza.

Da li è cominciata l’inesorabile camminata che ribaltò completamente l’esito della serata, per la prima ora e mezza andò tutto liscio, il paesaggio era bellissimo e la temperatura gradevole, solo quando mi resi conto che il sole, oltre che a fornirci uno splendido tramonto ci stava pian piano abbandonando mi salì il panico e tentai di velocizzare delle ragazze già stanche dalla giornata interessante.

A peggiorare di molto la situazione furono due gentili signori, ai quali chiedemmo quanto mancasse al rifugio, senza ciaspole per la neve e con un passo ormai pigro, la previsione più ottimistica che ci fornirono era che ci avremmo impiegato un’ora e mezza, due. Li si aprì un dibattito: la moglie sosteneva che grazie ai nostri animi giovani saremmo state in grado di affrontare il resto della camminata e il marito che ci scoraggiava a continuare, offrendosi addirittura di parlare col nostro capo per spiegargli la gravità della situazione e che sarebbe stato impossibile per noi andare avanti.

In mezzo a due fuochi chiamai Diego per chiedergli consiglio, lui avendo fatto la stessa strada tempo prima, mi assicurò che non correvamo pericoli. Così la maggioranza vinse; continuammo a camminare, più indecise e ansiose di prima. Sbagliammo direzione una volta e poi prendemmo la strada infernale che saliva, saliva, saliva, saliva,… fino al rifugio, letteralmente sommersa da neve soffice e facilmente cedevole sotto i nostri piedi.

All’inizio lasciammo che lo spettacolo innevato ci risollevasse gli animi, solo col passare dei minuti e l’inesorabile svanire della luce, inghiottita dal buio gelido della notte, ci fece crollare. La Marghe alle prime armi in materia di lunghe camminate subì per prima gli effetti di una terribile stanchezza, il resto della pattuglia si mobilitò subito su di lei e nel giro di poco tempo diffondevamo perle di saggezza come fossero argomento di tutti i giorni e ognuna si sentì in dovere di fare forza all’altra, perchè in quel momento c’era solo una possibilità cioè quella di non mollare, non era pensabile tornare indietro e nemmeno fermarsi a congelare nella neve.

Quando la più piccola del gruppo mi sembrò inconsolabile non riuscii a negarle di chiamare i suoi genitori, anche se in questo momento ripensandoci ciò servì solo a far preoccupare chi a casa aspettava notizie positive. Aiutandola e rassicurandola riuscimmo a portare la Marghe al rifugio e in poco tempo a farle tornare il sorriso.

Non posso negare di essermi chiesta, più volte durante la camminata, per quale motivo i nostri capi avevano deciso di infliggerci una tale pena, però ogni rancore fu ripagato nel vedere Margherita correre fino alla porta del rifugio, dopo aver recuperato magicamente le energie, noncurante dei pantaloni bagnati e della tristezza che un attimo prima la dominava.

Non appena la porta del rifugio, che ancora mi pareva un miraggio, frutto di allucinazioni, fu aperta tutto sembrò tornare al suo posto, la Marghe e io prendemmo la legna, la Elena accese il fuoco e la Marty si mise a preparare un thè caldo.

Mangiammo ad un’ora che non oso nemmeno riportare e svolta una breve attività che avevo previsto sarebbe durata almeno una mezzoretta, ma che invece concludemmo in cinque minuti perchè il freddo impediva alle nostre menti di ragionare e eravamo tutte troppo impegnate a rosolarci davanti al camino in attesa di riuscire a percepire ancora almeno uno dei nostri arti. Come sottofondo si sentiva solo la canzone di Pharrel William che ormai popola tutte le radio: Happy, diventata successivamente il nostro personale inno.

L’adrenalina era troppa per dormire, così chiacchierammo e badammo al fuoco tutta la notte, girando di tanto in tanto i calzini appesi al camino così che fossero asciutti per la mattina successiva. Dopo aver pulito per bene la casa tornammo alla fermata, l’autobus apparve circa un secondo dopo il nostro arrivo, perciò ringrazio ogni santo che abbia in qualsiasi modo fatto si che ciò accadesse.

Nel programma era prevista una visita al Palaghiaccio di Asiago per divertirci un po’ sui pattini e scaricare la tensione del giorno prima, ma eravamo tutte troppo sconvolte e terribilmente stanche per pensare anche solo di scendere dalla corriera se non per tornare a casa.

Da quando, poco più di un anno fa, sono entrata a far parte degli scout, sono cambiate molte cose, ho vissuto una serie di importanti esperienze che hanno cambiato il mio modo di essere scout, ma non solo. Mi sono ritrovata a capo di una pattuglia, con mille insicurezze tra le quali la paura di non essere all’altezza delle aspettative, venendo a contatto con altri scout ho avuto modo di imparare e dopo un numero notevole di sbagli ma anche di soddisfazioni ho acquistato la giusta dose di sicurezza. Questo non vuol dire che io sia impenetrabile alle difficoltà, ma ora invece di arrendermi uso la fiducia delle mie compagne come spinta e tento ti tenere su il morale generale con la positività e la fiducia, in se stessi e nella riuscita dell’impresa.

Credo di parlare a nome di tutta la Ptg quando dico che questa esperienza ci ha fatte crescere in molti aspetti, non siamo più solo delle singole ragazze che si divertono e imparano, siamo membri di un gruppo che insegnano alle compagne ciò che hanno a loro volta imparato, in modo che tutte possano apprezzare ciò che personalmente le affascina e a come fare tutto questo pur continuando a divertirsi.

Perciò ringrazio i capi Diego, Giorgia e Giulio per averci dato quest’opportunità e soprattutto le mie pattugliotte Martina, Margherita ed Elena per avermi accompagnato in questa vera e propria impresa e che nonostante le difficoltà non abbiano mai mollato. Sono molto onorata di essere la vostra capo pattuglia, e spero che nel vostro cuore rimanga sempre qualcosa di ‘Koalesco’ che vi ricordi i bei momenti passati assieme.

Camilla Carolo  – PTG Koala”

Ptg Pantere!

“Beh che dire.. è da anni che il nostro reparto non organizza un’impresa di pattuglia. La giornata di sabato pomeriggio per noi Pantere è iniziata così: partenza ore… ehm… diciamo che ad una certa ora siamo partite da Motta con la corriera, destinazione? Asiago.
Possiamo dire che il viaggio non è stato proprio così entusiasmante, anzi era particolarmente noioso. Eravamo tutte emozionate e non vedevamo l’ora di arrivare.
Sempre ad una certa ora (penso verso le 17 e qualcosa) siamo giuste ad Asiago. Zaini in spalla, scarponi ai piedi e foulard in vista, ci siamo dirette al palaghiaccio (che non era molto lontano). Abbiamo “appoggiato accuratamente” gli zaini in spogliatoio e ci siamo infilate i pattini. Stando in equilibrio per causalità siamo andate in pista, per il momento senza nessuna caduta.
Avete presente quei gatti che hanno paura dell’acqua e si attaccano al soffitto? Avete bene in mente la scena? Ecco.. ora provate ad immaginarci nella stessa situazione però nella ringhiera della pista. Chiara, Sofia e Beatrice hanno subito imparato, mentre io sembravo una papera impedita. Ogni tanto chiara faceva qualche volo, ma questi sono dettagli xD
Dopo aver conosciuto Constantino, siamo uscite dalla pista e ci siamo tolte i pattini. Ancora una volta zaini in spalla e foulard in bella vista, ora bisognava arrivare a casa di Sofia, dove avremmo dormito. Dopo un breve tratto di strada ci siamo sedute in una panchina molto comoda ed è in quel momento che Sofia ricevette una telefonata da Diego, Giorgia e Giulio (i nostri capi) che volevano a tutti i costi che andassimo a fare l’hike, ma in quel momento l’unica cosa che ci mancava nell’equipaggiamento era la voglia. (-.-” <- espressione di Diego)
Dopo una lunga sgridata abbiamo continuato a camminare. Arrivate alla casa abbiamo subito preparato la pasta con il sugo al pomodoro.. che era così dolce, invitante, squisito, pomodoroso… ok, torniamo all’impresa e non pensiamo al cibo.
Dopo aver cenato sentiamo qualcuno che bussa alla porta e io pensavo “è un orso?? Qualcuno che ci vuole mangiare?!?!” Fortunatamente no, erano Diego e Giorgia, ma in quel momento avremmo tutte preferito l’orso. Dopo qualche lacrima e un “TA-TA-TAAAAA” se ne sono andati. Silenzio totale e una puzza orribile di budino bruciato. Però la sera non era ancora finita.
Diego e Giorgia sono tornati (sembra un film horror..scherzo xD ), dopo di che siamo scesi in un campo a pochi passi da lì e abbiamo parlato mentre osservavamo la luna.
Verso le (xx:xx <-censurato xD ) siamo andate a letto. La mattina seguente abbiamo fatto tutto di fretta e siamo riuscite a prendere la corriera.
Arrivate alla piscina ci siamo tuffate subito e cercando di non annegare abbiamo svolto molti esercizi. Dopo 2/3 ore eravamo ormai diventate dei pesci.
Successivamente abbiamo pranzato e ci siamo rilassate.
Infine abbiamo preso la corriera per il ritorno dirette a casa.
Alessia Pozzo – Ptg Pantere ”

Ptg Condor!

Torna su

Una magnifica giornata di sole stava aspettando la pattuglia condor il giorno 15 marzo 2014 per la loro impresa di pattuglia, incentrata soprattutto sull’argomento della fusione tra tecnologia e natura. Alle ore 15:30 la pattuglia, completa di quasi tutti i suoi componenti, si è incontrata nella sede a Costabissara per cominciare una nuova avventura, ovviamente incuriosita da questa nuova esperienza mai vissuta prima, e si è incamminata verso la fermata dell’autobus che pochi minuti dopo avrebbe dovuto prendere per cominciare il viaggio. Alle 16, infatti, i nostri guerrieri erano già sull’autobus, attrezzati di zaini, borse e cibo e, arrivati in stazione FS a Vicenza alle 16:20, hanno dovuto attendere quaranta minuti il prossimo autobus, quello cioè che li avrebbe portati più vicini alla destinazione finale. Qualche spuntino per far passare il tempo, qualche dibattito e chiacchierata, e finalmente arrivano le 17 insieme all’autobus linea 8 che li ha portati fino a Torri di Arcugnano. Zaini in spalla e si parte: i nostri eroi subito in cammino verso la gloria, la fama, il traguardo. Dopo qualche delirio durante la camminata, anche se subito risolto dagli incitamenti dei compagni, ecco che la pattuglia, ancora tutta intera, è arrivata alle ore 18 circa alla casa che li avrebbe ospitati per la notte e per tutto il resto dell’impresa.
La pattuglia, adesso anche un po’ stanca, ha approfittato del momento della cena per recuperare le energie e, messi nello stomaco qualche panino, qualche bicchiere (o forse borraccia) d’acqua, si è subito rimessa al lavoro. Qualche attimo di riposo è infatti bastato alla pattuglia per ritirarsi su le maniche e mettersi all’opera per l’attività preparata dal CP e dal VCP. Lo scopo dell’attività era quello di migliorare assolutamente il tallone d’Achille della pattuglia: lo stile. Un gioco apparentemente semplice, una specie di un gioco di Kim per la memoria, si è infatti rivelato una dura prova per i pattugliotti, che, divisi in squadre, hanno dovuto restare molto concentrati e non perdersi tra le risate per conquistare punti e vincere così una “ricompensa”. La ricompensa finale è stato un bel discorso organizzato già dall’inizio mirato appunto sull’importanza dello stile, del silenzio, dell’attenzione, della concentrazione. Per rimanere concentrati non sì può assolutamente ridere e scherzare, o almeno non ripetutamente come la pattuglia era spesso abituata a fare. Finita con successo l’attività, circa alle ore 20:30, i ragazzi si sono presi una mezz’oretta per riordinare la casa in vista dell’arrivo di una persona. Alle 21 sarebbe infatti arrivato un esperto, più precisamente una guardia forestale, a spiegare alla pattuglia la situazione del Veneto in merito al disboscamento e allo sfruttamento delle zone disboscate per fare costruzioni a volere dell’uomo. Questa attività era un po’ il succo dell’impresa, dato che lo scopo della pattuglia era quello di riuscire nell’intento di prendere la specialità di ptg “TECNOGIA E NATURA”. Alle 22, salutato e ringraziato l’esperto, la pattuglia condor si apprestò a salutare il capo che, causa forza maggiore, doveva abbandonarci , Dopo pianti, abbracci e vari commenti sulla somiglianza con la scena del figlio ormai maggiorenne che parte in guerra, la pattuglia condor sì apprestò a fare una profonda riflessione sull’attività appena fatta. L’attività che serviva da checkpoint per il confronto appena avvenuto con l’esperto, servì anche come camomilla per i pattugliotti che cominciavano a dare i primi segni di sonnolenza. Mangiata la torta, il gruppo di ragazzi preparò il comodo giaci…no scusate abbiamo sbagliato gruppo, si prepararono a dormire sul terreno. Si coricarono e dopo aver tentato più volte l’omicidio di Nicolas, la pattuglia si affido tra le dolci braccia di Orfeo. La mattina si vide subito che era scout per via della sveglia, non quella elettronica bastò Nicolas, e la pattuglia si accinse a cercare l’oro nelle bocche dei pattugliotti. Dopo questo repentino fallimento, si preparò la colazione ricca e abbondante tanto che una volta esaurita le pance erano gonfie come dopo il pranzo dalla nonna. L’attività princiapale della mattina era accendere un fuoco con l’acciarino e uno con l’accendino per verificare e confrontare la tecnologia con la natura, coerentemente all’attività svoltasi la sera prima. Si decise di accendere per primo il fuoco con l’acciarino. I pattugliotti con la faccia molto sveglia e poco assonata, Jonathan e Massimiliano brillavano di luce propria, si posizionarono insieme al loro vice attorno al braciere muniti di un acciarino. A giro ogni pattugliotto prova tre volte ad accenderlo, tuttavia con scarsi risultati. Dopo diversi voti a divinità romane e indiane, Nicolas riuscì a far accendere il fuoco. Esplose allora un boato che echeggio fino alle ere più lontane per arrivare infine all’uomo primitivo dentro di noi che smise si spaccare cocchi con le pietre e esultò insieme a noi. Si accese poi l’altro fuoco stavolta con l’accendino. Nadir, Nicolas e Mattia cominciarono a cucinare mentre gli altri mettevano a posto la casa . Una volta pulita la pattuglia si domandò come facesse Nicolas ad avere così tanto senso di misura per prendere abbastanza cibo per tutti. Mangiarono tutti assieme e dopo una riflessione con frasi portate da ciascun membro delle pattuglia. La pattuglia pulì infine e tutta la casa splendette come non mai. Pe persone finita messa ammiravano a bocca aperta lo splendore della casa e ci ringraziarono per il servizio fornito. I ragazzi ormai distrutti, aspettarono sdraiati i genitori che li confusero con un branco di spazzacamini. Risolti gli equivoci si salutarono tutti e andarono a casa con il sorriso stampato sul naso.
Nicola e Matteo – Ptg Condor “


Leave a Comment